Home
II ediz. Ancora immagini

 I RE MAGI sono stati invece protagonisti della 2° edizione 2005:

E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele

 

Clicca la foto per ingrandirla

Clicca sulla foto per ingrandirla

I Re Magi, protagonisti della 2° edizione da sinistra: "Melchiorre" ( Gabriele Acciarri ),

"Baldassarre"  (Albert Mandondo), "Gaspare"  (Giulio Capretti). Portano in dono,

rispettivamente : Mirra, Incenso, Oro, simboli di: Preziosità, Sacralità, Regalità,

i 3 attributi di Gesù Cristo

( sarta dei costumi : Claudia Falcioni )

 SEZIONE CON FOTO della 2° edizione 2005

scattate da Peppe Palanca di Radio Azzurra

     

   FOTO QUI! 

 
     

I MAGI, curiosità e storia...

Attorno alle figure dei Re Magi, sin dai

tempi più lontani, si sono diffuse storie e

leggende che, ancora oggi, continuano

 ad affascinare. Questi re stranieri che

venivano dal lontano Oriente, colpiscono

l'immaginazione dei bambini che, impazienti,

 attendono il giorno dell'Epifania per collocare

finalmente le statuine dei tre saggi nel presepe.

Arrivano con animali sconosciuti, indossano

abiti di foggia inconsueta, portano doni misteriosi,

hanno la pelle scura. Non conosciamo

con precisione la loro storia eppure sono

 presenze familiari e rassicuranti che ci riportano

all'infanzia. Forse per questo persino la pubblicità

 li ha scelti come             testimonial.

Nella scena del Presepe, nelle raffigurazioni pittoriche che impreziosiscono numerose chiese del nostro territorio, i Magi sono

immobili davanti alla Madonna ed al Bambino, in atto di adorazione. Sono finalmente arrivati alla meta ma il loro viaggio è stato lungo.

Pellegrini per eccellenza, simbolo dell'incontro tra Oriente ed Occidente, sono una presenza lungo le vie di pellegrinaggio.

Le loro immagini dipinte o scolpite nelle chiese sono state un segnale importante per i pellegrini. Lungo le strade molte

locande ancora oggi si chiamano "Tre Re".

Anche dopo la loro morte, avvenuta in Oriente, i Magi continuarono a viaggiare. Le loro spoglie mortali, vere o presunte

che fossero, compirono un viaggio ben più lungo e misterioso di quello che li aveva condotti a Betlemme.

 

Non sappiamo con precisione quanti furono

i saggi che fecero visita a Gesù; dodici secondo una

 Cronaca orientale del 774-775, in numero maggiore

o talvolta minore di tre nelle antiche raffigurazioni

di alcune catacombe. La tradizione cristiana ne riconobbe

tre a cui corrispondevano i nomi latini di

Caspar, Balthasar, Melchior.

Nel VIII secolo il Venerabile Beda descriveva Melchiorre

come "un vecchio dai capelli bianchi, con una folta barba

e lunghe chiome ricciute", Gasparre " un giovane imberbe"

e Baldassarre "di carnagione olivastra e con una

barba considerevole".

L'appellativo Magi, letteralmente "ingannatori, stregoni, sapienti",

indicava in essi la saggezza, la sapienza. Jacopo da Varazze nella

Legenda Aurea, testo assai diffuso nel Medioevo,

ne precisa in tal senso il significato facendo derivare il termine "magi" da "magni", cioè grandi, nella sapienza.

Incerta è la loro provenienza. La nozione di Oriente si sfuma, a seconda delle diverse fonti considerate, in un territorio

non ben definito: la Persia o la Caldea, la Sabea (regione attraversata dal fiume Sabe) piuttosto che l'Arabia o l'india.

I Magi partirono dalla loro terra in gran fretta quando, secondo il racconto di Giovanni Crisostomo, in cima al

Monte Vittoria apparve loro una stella in forma di bimbo bellissimo con una croce sul capo. Ciò poté avvenire poiché o

gni anno, dodici uomini salivano sul Monte Vittoria e vi restavano in abluzioni e preghiera in attesa dell'apparizione

della stella annunciata dal profeta Balaam. Partirono con i dromedari, animali velocissimi che in un giorno percorrevano

quanto un cavallo in tre. Arrivarono dall'Oriente a Gerusalemme in tredici giorni. Qui chiesero ai Giudei il luogo della

nascita di Gesù poiché secondo la profezia "essi conoscevano il tempo ma non il luogo".

Secondo un altro racconto il viaggio dei Magi durò due anni durante i quali però, non ebbero bisogno di viveri,

le montagne si spianavano, i fiumi non ponevano ostacoli.

Finalmente giunti a Betlemme offrirono al Salvatore oro , incenso e mirra, doni che Persiani e Caldei usavano

portare ad un re e simboli di maestà divina, regale potestà ed umana mortalità.

 

Avvertiti in sogno di non far ritorno da Erode, raggiunsero le loro terre d'origine dove, secondo le leggende orientali,

riportarono il dono che essi ricevettero dalle mani del Bambino o della Vergine. Una pietra staccata dalla mangiatoia,

un pane rotondo, una fascia in cui era stato avvolto il bambino, a seconda delle diverse versioni, tutte accomunate

dalla nascita del culto del fuoco. In ciascuno dei tre casi, infatti, dall'oggetto regalato si sprigionò un fuoco sacro,

degno di venerazione.

Circa l'origine di tale culto nel "Milione" di Marco Polo troviamo il racconto della leggenda che egli raccolse in Persia,

a Cala Ataperistan. Ai Magi il bambino avrebbe donato un cofanetto chiuso, ed essi, tornati nella loro terra

 "apersono lo bossolo, e quivi trovarono una pietra...e gittarono questa pietra in un pozzo. Gittata la pietra

nel pozzo, un fuoco discese dal cielo ardendo e gittossi in quel pozzo. Quando i re viddono questa meraviglia,

penteronsi di ciò ch'avevano fatto. E presono di quello foco, e portaronno in loro contrada, e puoserlo

 in una loro chiesa; e tuttavolta lo fanno ardere, e adorano quello fuoco come Iddio".

I Magi morirono nelle terre d'Oriente. Lì i loro corpi furono rinvenuti da Elena, madre dell'imperatore Costantino

che ne ordinò il trasferimento a Costantinopoli, nella chiesa di S. Sofia. Il vescovo milanese Eustorgio, ottenne dall'imperatore

d'Oriente la possibilità di traslare le spoglie dei Magi a Milano. La tradizione vuole che Eustorgio le avesse trasportate all'interno

 di un colossale sarcofago di età romana ancor oggi presente nella Cappella dei Magi nella Basilica milanese

di Sant'Eustorgio.

Non è certa l'epoca di tale trasferimento né se il personaggio di cui si parla fosse Eustorgio vissuto nel IV secolo,

al tempo di Sant'Ambrogio o Eustorgio II, vescovo milanese nel VI secolo.

 

Sappiamo per certo che le reliquie rimasero a Milano fino al 1164 quando Federico Barbarossa sconfisse i Milanesi.

Fu allora che l'imperatore esaudì la richiesta del suo cappellano e consigliere Romualdo da Colonia di trasportare nella

sua città natale i resti mortali dei Magi insieme a quelle dei Santi Felice e Nabore. Il 23 luglio 1164 le reliquie arrivarono

a Colonia. Ma come fu possibile il trasferimento? Attorno a questo viaggio aleggia il mistero.

Una volta ottenute le reliquie pare che Romualdo parti' il 10 giugno 1164 dall'accampamento imperiale di Pavia e,

seguendo un itinerario che passava per Vercelli, Torino, il Moncenisio, la Borgogna, la Lorena e il Reno arrivò a

Colonia il 23 luglio preceduto da un messaggio inviato il 12 giugno da Vercelli che annunziava il suo arrivo con

le preziose reliquie. I corpi furono deposti nella cattedrale di S. Pietro.

Sul reale percorso effettuato non vi sono certezze; la traslazione potrebbe essere stata effettuata segretamente

secondo un itinerario sconosciuto per evitare che la popolazione del Milanese si opponesse al trasferimento.

In una Cronaca del carmelitano Giovanni di Leida si legge che Rainaldo ricorse ad un lugubre espediente:

per condurre a Colonia i tre corpi simulò di trasportare nella loro patria le salme di tre congiunti morti per la peste.

La presenza a Colonia delle reliquie dei Magi dava lustro e legittimazione religiosa al regno di Federico Barbarossa.

Col passare dei secoli esse continuarono a costituire un richiamo per numerosi fedeli che ancora oggi venerano

il prezioso reliquario d'oro del XIII secolo in cui sono conservate. Le reliquie sono collocate dietro l'altare maggiore

della cattedrale di Colonia, città che più di ogni altra in Occidente, si gloria delle sue innumerevoli reliquie custodite

 in dodici chiese romaniche e nella grandiosa cattedrale sul Reno.

I religiosi, grazie ad un pannello mobile, possono toccare le ossa dei Magi poste all'interno della teca mentre i devoti ne godono la vista.

Durante la seconda guerra mondiale il reliquiario fu danneggiato e quindi restaurato nel 1973. Fu in quell'anno che l'arcivescovo

di Colonia restituì un frammento dei tre saggi alla chiesa di Sant'Eustorgio di Milano dove il loro culto resta ancora oggi vivo.

Rosalba Franchi

(Tratto dal sito : http://www.geocities.com/Athens/Olympus/5406/remagi.html )



CURIOSITA' SUI MAGI

Chi erano? Matteo indica nella parola ‘Magi’ una categoria di persone pie, degne di stima e venerazione, visto che Dio indica proprio a loro l’avvento dell’inizio della Redenzione con la venuta di Cristo; ma nel Vecchio Testamento la parola indica, astrologi, incantatori, maghi; probabilmente costituivano una casta sacerdotale o di sapienti che seguivano la dottrina religiosa di Zoroastro.
Del resto essi si mossero dalla Persia, perché essendo studiosi di astrologia, avevano visto la stella luminosa, dandole un significato straordinario, nella stessa dottrina di Zoroastro si parlava di un “soccorritore partorito da una fanciulla senza che alcun uomo l’avvicini”, che avrebbe ristabilito il regno del bene e del male e la cui nascita sarebbe stata segnalata dall’apparizione di un astro luminoso.
Conoscendo che il popolo ebraico aspettava nella loro religione un messia, si recarono quindi a Gerusalemme, secondo alcuni esegeti, non è escluso che Dio illuminasse con grazia speciale il loro animo.
Che fossero re, come spesso sono chiamati, è solo un’ipotesi, la maggior parte degli studiosi li descrissero come uomini sapienti, amanti dei segreti del cielo e desiderosi della verità. Anche il numero di tre è incerto, nelle pitture dei primi secoli essi sono raffigurati in numero di due, quattro, sei, otto; il primo storico ad indicare il numero di tre è Origene (183-254), teologo e filosofo cristiano e sembra basarsi sul numero dei tre doni portati.

 


I nomi comparvero in un manoscritto di Parigi del secolo VII, che è il più antico documento conosciuto, essi erano Bithisarea, Melchior, Gathaspa; il prete cronista Agnello, invece nel secolo IX scrisse che i Magi si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, nomi che sono poi divenuti comuni in tutto l’Occidente.
E da questo secolo, la fantasia popolare e quella degli studiosi dell’epoca, viaggiò veloce; dei tre, Baldassarre divenne un nero, inoltre alcuni si misero a descrivere anche come erano vestiti, facendoli provenire a seconda degli abiti da luoghi diversi; diedero loro un’età e simboli, Gaspare la giovinezza, Baldassarre la maturità, Melchiorre la vecchiaia; inoltre finirono per simboleggiare, essendo “tre re”, le tre razze umane: Melchiorre discendente di Cam, Baldassarre discendente di Sem, Gaspare discendente di Iaphet, cioè le razze africana, asiatica ed europea.
Ancora un libro scritto nel secolo XIV li classifica: Melchiorre re della Nubia, Baldassarre re di Godolia col regno di Saba, Gaspare re dell’isola Egriseula; sarebbero stati battezzati da s. Tommaso apostolo, giunto in seguito nella regione e consacrati vescovi;


Oltre ai Vangeli 'canonici' (riconosciuti dalla Chiesa come ispirati), parlano dei Magi anche i vangeli apocrifi, ossia tardi e pertanto non riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa.
Il Protovangelo di Giacomo, probabilmente anteriore al IV secolo, (cap. 21-23); il Libro dell'infanzia del Salvatore, circa IX secolo, (cap. 89-91); il Vangelo dello Pseudo Matteo, verso il VI secolo, (cap. 16-17); il Vangelo Arabo dell'infanzia del Salvatore, circa la metà del VI secolo, (cap. 7-9); il Vangelo Armeno dell'Infanzia, fine VI secolo, (cap. V, 10) che ci riferisce anche i nomi, accettati poi normalmente nella tradizione. Riporto solo la citazione di quest'ultimo: " Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi".
E' anche interessante che il "Libro della Caverna dei Tesori", scritto nel V secolo d.C., ma riferentesi ad un testo siriaco più antico, descrive i Magi come Caldei, re e figli di re, in numero di tre.


La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Il nome generico di provenienza, Oriente, può indicare diverse regioni.
La Babilonia, Mesopotamia, dove si studiava specialmente l'astronomia. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi.
 


LA STELLA

Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una 'stella nova', una sovrapposizione di satelliti.La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: "Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale.Il Prof. Baima Bollone propende per questa possibilità. Si appoggia su conclusioni dell'astronomia che sostiene che la sovrapposizione di Giove con Saturno si verifica ogni 179 anni; nel periodo in esame avvenne proprio nel 7 a.C. e per ben tre volte: 29 marzo, 3 ottobre, 4 dicembre nella costellazione dei Pesci, secondo i calcoli di Keplero. "Betlemme si trova a pochi chilometri da Gerusalemme, proprio nella direzione in cui la luce nella costellazione dei Pesci poteva essere percepita da viaggiatori che giungessero da Oriente. Tradizione, documenti archeologici e calcoli astrofisici confermano che fu soltanto, ed esattamente nel 7 a.C. che nei cieli della sponda meridionale del Mediterraneo e in Mesopotamia si verificò un fenomeno luminoso nettamente percepibile con gli stessi caratteri di quello dell'episodio dei Magi" (22).
Questa ipotesi sembra affascinante; tuttavia diversi biblisti preferiscono seguire una diversa impostazione.
Il Ricciotti commenta: "In questi tentativi, fuor della buona intenzione, non c'è altro da apprezzare, giacché scelgono una strada totalmente falsa: basta fermarsi un istante sulle particolarità del racconto evangelico per comprendere che quel racconto vuole presentare un fenomeno assolutamente miracoloso, il quale non si può in nessun modo far rientrare nelle leggi stabili di una meteora naturale sebbene rara" (23).
Anche lo studioso Andrés Fernández propende per questa linea: "Altri, infine, sostengono che si trattò di una meteora speciale che non si muoveva secondo le leggi naturali... Dobbiamo preferire la terza ipotesi (questa, dopo quella della congiunzione e di Halley - N.d.A.), l'unica soddisfacente. La stella vista in Oriente si presentava con caratteristiche eccezionali; la sua apparizione non si può spiegare in nessun modo come fenomeno comune ed ordinario; resta pertanto esclusa ogni interpretazione puramente naturalistica... I Magi compresero bene che si trattava di qualcosa al di sopra dell'ordine naturale" (24).
Anche "La Sacra Bibbia", a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma (25) nella Nota al brano di Matteo 2, 2, sostiene la stessa opinione: "La stella, veduta dai Magi, secondo l'opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore".
 

Fonte:

CulturaCattolica.it ©

Clicca qui per approfondire il Natale e il Presepe

2° Edizione del Presepe Vivente di Grottammare 2005-2006

Ecco le foto (Peppe Palanca Radio Azzurra)

 

 

 

Home